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Paragrafo 1 . Charles S. Peirce.


Introduzione.

Consideriamo   quali  effetti,  che  possono  avere   concepibilmente
conseguenze   pratiche,  noi  pensiamo  che  l'oggetto  della   nostra
concezione  abbia. Allora, la concezione di questi effetti   l'intera
nostra  concezione  dell'oggetto(6). Questa  la  prima  formulazione
della massima pragmatica, e si trova in un saggio pubblicato da Peirce
nel 1878.
     Qualsiasi nostra idea, concezione o credenza (Belief) -  come  la
definisce  Peirce  -  coincide  con i suoi  effetti  pratici.  Se  due
concezioni  diverse danno luogo agli stessi effetti pratici,  la  loro
diversit    solo  apparente,  cos come  se  due  concezioni  uguali
producono effetti diversi  apparente la loro identit.(7)

La credenza.
     
Nell'opera   di   Peirce  troviamo,  quindi,  due  elementi   che   si
differenziano  dal  tradizionale pensiero  scientifico  e  filosofico,
compreso  quello  degli empiristi: la riduzione di ogni  concezione  o
idea a credenza, e l'identificazione della credenza con i suoi effetti
pratici.
     La  credenza  non ha alcuna validit autonoma e oggettiva:  essa,
pur rappresentando il punto di partenza delle nostre azioni e anche la
premessa dei nostri ragionamenti e delle nostre argomentazioni, non  
un  primum  logico,  ma  piuttosto un  atto  di  fede  frutto  di  una
elaborazione del pensiero.
     
L'origine e la fissazione delle credenze.
     
Il pensiero elabora le credenze, partendo dal dubbio: Il dubbio  uno
stato  di  disagio  e di insoddisfazione da cui noi  ci  sforziamo  di
liberarci per passare in

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uno  stato  di  credenza,  che  invece uno  stato  di  calma  e  di
soddisfazione(8) dal quale non ci vogliamo distaccare.  Una  credenza
pu  essere fissata nella nostra mente e da noi difesa con  modalit
diverse; Peirce ne elenca quattro.
     Il  metodo della tenacia: si ha quando un individuo che   giunto
a una propria opinione rifiuta di confrontarla con gli altri per paura
di  doverla  abbandonare; come lo struzzo che, di fronte al  pericolo,
nasconde il capo nella sabbia.(9)
     Il metodo dell'autorit: consiste nell'imposizione autoritaria  e
con  tutti i mezzi, dalla repressione giudiziaria alla strage  vera  e
propria dei dissidenti, di una credenza. Di solito questo metodo viene
utilizzato  per le credenze politiche o religiose, ma, come dimostrano
alcuni  celebri  processi, non ha risparmiato nemmeno  le  convinzioni
scientifiche.(10)
     Il  metodo  dell'a  priori: utilizzato  per  lo  pi  dai  grandi
filosofi metafisici, consiste nel ritenere che la verit possa  essere
conosciuta  dalla  ragione per la sua propria  natura  speculativa,  a
prescindere da qualsiasi forma di esperienza.(11)
     
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     Il  metodo scientifico: Per soddisfare i nostri dubbi  quindi  
necessario trovare un metodo mediante il quale le nostre credenze  non
possano  essere  determinate da alcun fattore  umano,  ma  da  qualche
uniformit esterna - da qualcosa su cui il nostro pensiero non produce
nessun  effetto. [...] Deve essere qualcosa che agisce e pu agire  su
ogni  uomo.  E  sebbene  le sue influenze siano necessariamente  tanto
diverse  quanto diverse sono le concezioni individuali, tuttavia  deve
essere  tale che la conclusione ultima di ogni uomo sia a lungo andare
la   stessa.   Tale    il  metodo  della  scienza.  La  sua   ipotesi
fondamentale,  riespressa  in linguaggio  familiare,    la  seguente:
esistono  cose  reali i cui caratteri sono completamente  indipendenti
dalle  nostre opinioni su di essi, la cui realt influisce sui  nostri
sensi  secondo leggi regolari; e per quanto le nostre sensazioni siano
diverse quanto le nostre relazioni con gli oggetti, avvalendoci  delle
leggi  della  percezione, noi possiamo accertare con  il  ragionamento
come  sono le cose nella loro realt e verit; ed ogni uomo, se avesse
esperienza sufficiente e se ragionasse abbastanza su di essa,  sarebbe
condotto ad un'unica conclusione vera(12).
     
La ricerca oltre l'induzione e la deduzione.
     
Quando  si  riferisce al metodo della scienza Peirce intende  andare
oltre  la  metodologia  che si  affermata agli  inizi  della  scienza
moderna:  Francis Bacon formula, a suo avviso, una ipotesi di  ricerca
rozza e peregrina, mentre I primi scienziati, Copernico, Thyco Brahe,
Keplero,  Galileo, eccetera hanno metodi pi somiglianti a quelli  dei
loro   fratelli  moderni(13).  Il  nuovo  metodo  scientifico   nasce
dall'invenzione  di una ipotesi, o congettura, dalla  quale  dedurre
conseguenze che possano essere controllate sperimentalmente.
     L'induzione  come    intesa dai padri della  scienza  moderna  
classificazione di fatti omogenei, ma non  in grado di fornire alcuna
spiegazione  e  nemmeno di portare alla formulazione di  una  ipotesi;
l'induzione    una  argomentazione che, dalla conoscenza  che  certi
membri  di una classe, scelti a caso, hanno certe propriet,  conclude
che tutti i membri della medesima classe le avranno ugualmente.(14)
     La  deduzione, come  noto,  il procedimento attraverso il quale
-  se  correttamente usato - da premesse vere si giunge a  conseguenze
necessariamente vere.
     A  questi  due  modi  di procedere Peirce ne affianca  un  terzo:
l'abduzione,  o ragionamento ipotetico. Secondo Peirce lo  schema  del
ragionamento per abduzione  il seguente:
     
     p 277 .
     
     Viene osservato il fatto sorprendente C:
     Ma se A fosse vero, C sarebbe naturale
     Perci, c' ragione di pensare che A sia vero(15).
     E'  evidente - come scrive Dario Antiseri - che l'abduzione  il
frutto  del  momento inventivo, creativo dello scienziato, dell'attimo
fortunato  della fantasia scientifica che formula ipotesi  esplicative
generalizzate,  le quali, se verificate, diventano leggi  scientifiche
(pur  sempre  correggibili e sostituibili) e, se falsificate,  vengono
scartate(16).
     Ogni  conoscenza  umana, quindi,  una ipotesi  che  deve  essere
sottoposta alla verifica dei fatti. Questa verifica poi - e qui sta la
grande  novit  del  metodo  proposto  da  Peirce  rispetto  a  quello
galileiano  - non  l'accertamento dell'ordine matematico e necessario
che  organizza  la realt, ma la constatazione che esistono  forme  di
regolarit  e  di  uniformit nei fenomeni casuali del  mondo.(17)  Le
regole  della  scienza  non  esprimono  una  necessit,  ma  solo  una
probabilit.(18)
     La  costante rivedibilit delle leggi scientifiche differenzia la
scienza   postmoderna  da  quella  moderna,   e   le   conferisce   le
caratteristiche di una ricerca senza fine.

Il carattere operativo della scienza.
     
Il  carattere  probabilistico  della conoscenza  sostenuto  da  Peirce
vanifica ogni scienza che mira a raggiungere la certezza della Verit,
e sposta il discorso sul carattere operativo delle conoscenze (ipotesi
e  loro  verifica):  Lo scopo del ragionamento   scoprire,  partendo
dalla  considerazione di ci che gi conosciamo, qualcosa d'altro  che
non  conosciamo ancora. Di conseguenza il ragionamento   buono  se  
tale  da  darci  una  conclusione  vera  partendo  da  premesse  vere,
altrimenti  non  lo  . Cos la questione della validit    solo  una
questione  di fatto e non di pensiero. Se A  la premessa  e  B    la
conclusione, la questione  se i fatti hanno realmente relazioni  tali
che se A , B generalmente (19).

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L'effetto pratico della credenza.
     
Le  nostre  credenze guidano i nostri desideri  e  danno  forma  alle
nostre  azioni.  Gli Assassini, o seguaci del Vecchio della  montagna,
erano  soliti  precipitarsi verso la morte a un  suo  minimo  comando,
perch  credevano che l'ubbidienza al Vecchio avrebbe assicurato  loro
l'eterna felicit(20).
     Ogni  credenza  -  come abbiamo detto - ha  un  effetto  pratico,
anzi, ogni credenza coincide con l'effetto pratico che le attribuiamo.
Non  solo  ci aggrappiamo tenacemente al credere, ma anche a  credere
proprio ci che crediamo(21).
     Nella  formazione delle credenze risulta pertanto di  gran  lunga
preferibile  il  metodo scientifico, perch  consente  una  verifica
sperimentale  e comunicabile agli altri: cosa che non succede  con  la
felicit eterna dei seguaci del Vecchio della montagna.
     La  scienza  ,  per Peirce, un processo che ha per  protagonista
l'uomo, perch ogni credenza - ogni pensiero, anche il pi astratto -,
costituisce una regola d'azione per l'uomo, indica una probabilit che
deve  essere  sperimentata; ed  un processo costantemente  proiettato
verso  il  futuro,    una  forma nuova e assolutamente  originale  di
empirismo.  Mentre  l'empirismo  classico  fonda  la  conoscenza   nel
passato,  cio nelle esperienze gi fatte, il pragmatismo  punta  alle
esperienze da fare. Il primo pu dar luogo a un accumulo di conoscenze
consolidate, anche se relative, e quindi a un sapere astratto, che pu
avere ulteriori applicazioni pratiche, ma che pu anche avere una  sua
validit  come  corpo di dottrine; il secondo spinge  a  una  verifica
continua: nessuna idea pu vivere separata dalla pratica.
     La  scelta, da parte di Peirce, di chiamare pragmatismo la  sua
filosofia  nasce proprio dalla necessit di sottolinearne il carattere
operativo.  Alcuni  amici  - come racconta  egli  stesso  -  avrebbero
preferito  il termine praticismo o praticalismo, perch  in  greco
praktiks     pi  rigoroso  di  pragmatiks;  ma  Peirce,   profondo
conoscitore di Kant,(22) sottolinea che i termini kantiani praktisch e
pragmatisch sono tra loro opposti: Il primo infatti appartiene a  una
regione  del pensiero dove nessuna mente di tipo sperimentale potrebbe
ritenersi  di  avere  un solido terreno sotto i piedi,  e  il  secondo
esprime  una  relazione  con  qualche  preciso  proposito  umano(23).
L'azione  dell'uomo non ha il suo fondamento in una  ragion  pratica
che  opera  autonomamente e separatamente dalla ragione conoscitiva:
il  pragmatismo  il riconoscimento dell'inseparabile connessione tra
la conoscenza razionale e il proposito razionale(24).

La ricomparsa del mondo vero.
     
Ci  sono  questioni che non hanno rilevanza pratica,  sulle  quali  lo
spirito  pu  lasciarsi andare a visioni piacevoli  e  incoraggianti,
indipendentemente dalla loro verit(25).
     
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     Per  le  questioni  pratiche,  invece,  il  grado  di  verit   
importante,  ed   importante che la scienza consenta  un  progressivo
avvicinamento  alla verit. Il metro della verit    la  capacit  di
esprimere  la  realt, il mondo vero, come lo chiamava  ironicamente
Nietzsche.
     Peirce  dedica  all'analisi della realt il quarto  capitolo  del
saggio  Come rendere chiare le nostre idee. Noi possiamo definire  il
reale  egli  scrive  come ci i cui caratteri sono  indipendenti  da
quello che chiunque pu pensare che essi siano(26). Il reale, quindi,
esiste   indipendentemente  dal  pensiero  umano   e   dalla   ricerca
scientifica.
     Nel  loro  progressivo perfezionarsi, le varie ricerche,  partite
da  punti  di vista diversi e caratterizzate da procedimenti  diversi,
convergeranno  verso  un  unico risultato.(27)  Quel  risultato    la
verit, e descrive la realt.
     La   realt   esiste  al  di  l  della  nostra  possibilit   di
conoscerla: i tesori sepolti del passato esistono realmente  anche  se
si  trovano  senza  speranza  al  di  l  della  sfera  della  nostra
conoscenza(28).
     Dal  punto  di vista teorico, quindi, data l'esistenza  oggettiva
della realt, non pu essere esclusa la possibilit di conoscerla: E'
[...] non filosofico supporre che, riguardo a qualunque questione data
(che  abbia un significato chiaro), l'indagine non condurrebbe  a  una
soluzione, se essa venisse portata sufficientemente innanzi(29).
     
Verso il neopositivismo.
     
Il  meccanicismo  del positivismo ottocentesco sembra  tramontato  per
sempre,  cos  come  le certezze metafisiche(30). Ma  un  aspetto  del
positivismo  del diciannovesimo secolo viene recuperato  da  Peirce  e
trasmesso alla riflessione filosofica e scientifica del Novecento:  la
fiducia nell'indefinito progredire delle conoscenze scientifiche e dei
loro  risvolti  operativi:  Chi avrebbe detto,  pochi  anni  fa,  che
avremmo potuto conoscere di quali sostanze son fatte le stelle, la cui
luce  pu impiegare a raggiungerci pi tempo di quello in cui ha visto
la  luce  e  ha  continuato a esistere la razza umana? Chi  pu  esser
sicuro di ci che conosceremo fra poche centinaia di anni? Chi pu mai
immaginare  quale sar il risultato del lavoro scientifico  continuato
per diecimila anni al ritmo degli ultimi cento anni? E se pensiamo  ad
un milione, a un bilione, o a qualsiasi numero di anni volete, come  
possibile dire che ci sia qualche questione tale da non potere  venire
risolta in definitiva?(31).
